Roma, guai a definirlo uno 'sport da maschi': anche il rugby si tinge di rosa

Una palla ovale, linee di campo tracciate col gesso e 700 bambini con il sogno di giocare il Sei Nazioni. Società da tutto il centro Italia. Una giornata benedetta dal sole. Tutto questo è stata la decima edizione dei Ludus Acquaeductus, torneo giovanile organizzata dalla Asd Appia Rugby al Parco degli Acquedotti di Roma. Tra una mischia e una meta, in campo fanno capolino qua e là capelli lunghi e trecce. "Perché ho scelto il rugby? Si corre molto e ci si scarica", racconta Anna, una giovane rugbista dodicenne. Anche Sonia, non ancora sei anni compiuti, già corre dietro la palla ovale. "Ha visto giocare me e ha voluto provarci - racconta il padre, rugbista a sua volta -. Inizialmente ero un po' preoccupato ma poi ho visto quanta passione ci mette e mi sono fatto convincere". "A chi mi dice che è uno sport da maschi rispondo che se le donne al Sei Nazioni sono arrivate seconde e gli uomini no forse c'è un motivo - conclude Anna -. Forse vuol dire che siamo più brave noi".
 
di Francesco Giovannetti

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