Cliniche mobili per la salute della donna nei territori occupati

In Cisgiordania e Israele, MEDU (Medici per i Diritti Umani) promuove un progetto per la tutela del diritto alla salute delle donne e dei bambini palestinesi e rifugiati, con lo scopo di favorire un processo di collaborazione e dialogo fra operatori sanitari israeliani e palestinesi. In particolare, attraverso le cliniche mobili, un'équipe di operatori socio-sanitari offre assistenza sanitaria generica e specialistica a donne e bambini palestinesi laddove i servizi sono precari o inesistenti. Il 20 a Roma e il 21 giugno a Firenze avranno luogo incontri dal titolo “Salute e diritti umani in Palestina" organizzati in occasione dell'anniversario dei 50 anni di occupazione israeliana dei Territori palestinesi. Interverrà Hussam Issa, coordinatore del progetto Cliniche mobili nei Territori occupati. Nel 1967, dopo la Guerra dei sei giorni, Israele occupò Gaza, il Sinai, Gerusalemme Est e le alture del Golan. Poi, nonostante la Risoluzione delle Nazioni Unite n. 242, che stabiliva la restituzione dei territori, ad esclusione del Sinai, Israele ne ha mantenuto il controllo fino a oggi. Una delle conseguenze più gravi dell'occupazione è stata la creazione di un sistema sanitario frammentario e inefficace, dove l'accesso ai servizi sanitari per i residenti palestinesi è oggi fortemente compromesso. In questo contesto Medu dal 2009 collabora con una ONG palestinese (Palestinian Medical Relief Society ) e un ONG israeliana (Physicians for Human Rights Israele) per portare assistenza sanitaria e solidarietà alla popolazione palestinese in Cisgiordania, attraverso le cliniche mobili che mirano a migliorare l'accesso ai servizi sanitari da parte della popolazione palestinese più vulnerabile. Lo scopo è, inoltre, quello di favorire un processo di collaborazione e dialogo fra operatori sanitari israeliani e palestinesi.

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