Nel Museo del Tessuto di Prato per scoprire l'esposizione dedicata alla Turandot

Tutto ha avuto inizio nei primi mesi del 2018, con una telefonata: "Vi interessa acqusitare questi costumi?". Chi risponde, al Museo del Tessuto di Prato, si trova davanti a un misterioso baule contenente materiale proveniente dal guardaroba del soprano pratese Iva Pacetti. Gli studi condotti dalla conservatrice del Museo, Daniela Degl’Innocenti, hanno permesso di riconoscere in due costumi e in due gioielli di scena quelli disegnati e realizzati dal costumista del Teatro alla Scala Luigi Sapelli (in arte Caramba) per la prima assoluta dell’opera e indossati da Rosa Raisa, il primo soprano della storia a interpretare il ruolo della ‘Principessa di gelo’. Così ha inizio la ricerca fondi con crowfunding che ha permesso, assieme a prestigiosi finanziamenti, di allestire "Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba", in mostra al Museo del Tessuto fino al 21 novembre. Alla base del progetto, la volontà di ricostruire le vicende che hanno portato il grande compositore toscano Giacomo Puccini a scegliere Galileo Chini per la realizzazione delle scenografie per la Turandot, andata in scena per la prima volta al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926, diretta da Arturo Toscanini. Il percorso espositivo della mostra si apre nella Sala dei Tessuti Antichi con una selezione di circa 120 oggetti della collezione Chini, proveniente dal Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze e prosegue al piano superiore con una sezione dedicata alle scenografie per la Turandot e al forte influsso che l’esperienza in Siam ebbe nell’evoluzione del percorso creativo e stilistico di Chini.

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